Un po' di me



Sono nata il 10 febbraio del 1976 in un caldo paese del Salento. Mentre mia madre dava il massimo con me, mio padre, per raggiungerci, dava il massimo con una Fiat 500 color avorio, facendole percorrere l'Italia da Nord a Sud a tutta velocità.
Quel giorno la 500 e mio padre riuscirono a non scoppiare. In compenso, qualche mese dopo, saltò in aria la fabbrica di Seveso. Da lì il detto in casa mia: "Sei un disastro!".

L'infanzia l'ho passata in Piemonte, sulle sponde del piccolo lago d’Orta dove vivo tutt'ora. Il paesaggio poco tropicale non mi forniva un'abbronzatura da favola ma mi dava dell'altro: col tempo ho capito che le caprette non fanno sempre ciao, che in inverno è saggio portare la sciarpa, che la neve è magica e che esistono pensieri diversi per ogni diverso orizzonte.

La prima cosa che ho imparato a scuola è stata leggere, la seconda scrivere, la terza che non ero la più carina della classe, ma di sicuro avevo altre qualità (così mi ripetevano i miei genitori). Il resto son dettagli.
Da grande volevo fare un sacco di cose purché fossero belle, uniche e possibilmente impronunciabili. Il massimo era la meteorologa perché le mie amiche si impappinavano nel dirlo; come riserva, andava bene anche l'esploratrice di galassie, l'archeologa nel team di Indiana Jones, l'allieva Jedi e l'inventrice del traduttore umanoide-gattese.
Solo dopo ho capito che volevo diventare scrittrice, così avrei fatto tutte queste e molte altre cose insieme.

Ma prima, in ordine non necessariamente cronologico, ho avuto una sorella (lo stesso anno in cui scoppiò la centrale di Cernobyl. Al che, i miei genitori pensarono di lasciar fare ai Maia), ho frequentato la Facoltà di Scienze Naturali a Pavia, ho conosciuto Primograndevero Amore, ho mollato e sono stata mollata, mi sono laureata con lode in Educazione Professionale (con una tesi sugli adolescenti, la crescita e il fantastico, dal titolo che era tutto un programma: "Harry Potter e il calice di fuoco. L'amicizia in adolescenza: alcuni spunti di riflessione pedagogica"), ho smesso di credere ai principi azzurri, ho pianto fino a non poterne più, ho risalito un torrente, ho perso il lavoro e ne ho trovati altri, ho riso a crepapelle, ho cominciato a mettere su carta un mondo intero, ho convissuto (il tizio di prima non c'entra), sono tornata a casa e ho finito di scrivere il mio primo libro.
Non tutte le cose erano belle, né tantomeno impronunciabili. Uniche, sicuramente.

Dato che l'11 voleva diventare il mio numero preferito, l'11 novembre 2011 ho pubblicato il romanzo fantasy per ragazzi Il segreto degli Undici, primo episodio della saga Le leggende di Aron.
Da allora, ho dimenticato la meteorologia e non ho più smesso di scrivere racconti o altri romanzi, sia per ragazzi che per adulti.

Nel novembre (sono fedele all'11, pare) 2012 ho pubblicato Nena e l'anello d'oro, fiaba rivisitata della più famosa La regina delle Nevi di Andersen; la si trova all'interno di Fiabe per leoni veneziani, una raccolta il cui ricavato andrà alla UILDM, Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, sezione di Mestre.

Attualmente lavoro in un asilo nido, leggo molto, scrivo altrettanto, sono editor freelance, blogger, inventrice di mondi, desideratrice di gatti, perditrice di mollette e scansatrice di faccende domestiche (tanto poi mi trovano loro); a volte mi occupo anche di dinamiche adolescenziali e relazioni familiari. Nei momenti liberi disegno mappe di mondi fantastici anticandole col caffè, mi piacciono le torte di mele, i GATTI (non si era capito), viaggiare, la chitarra (che un tempo suonavo), l'etologia, i colori, il miele di castagno, i minerali, il purè, le api cicciotte, le bussole, i fari (benedetto fu mio nonno che ne era guardiano), camminare nella natura, complicarmi la vita e, giusto per amor di filosofia, non dimenticarmi da dove vengo. Mai.
Così il dove-sto-andando è meno traumatico.

Le memorabili convinzioni della Deb
  • Le mie storie non saranno mai pubblicate. Invece ho ben due editori (finora).
  • Mai con un divorziato. Ci ho convissuto per quasi un anno.
  • Io e l'amore non andiamo d'accordo. Ho ritrovato quello imprescindibile e sacrosanto per me stessa.
  • Odio il rosso. Che sciocchezza, perché mai?
  • Non sono capace di scrivere per bambini. Ovviamente mi hanno incastrata.
  • Figuriamoci se trovo un lavoro fisso. Sssh, non diciamolo ad alta voce, ma...